Lasciate sedimentare lentamente il film, come accadeva per altri sogni anarchici, liberi, come Otto e mezzo di Fellini o Strade perdute di Lynch. Sono film che hanno bisogno di esser visti e rivisti, magari estrapolando certe sequenze, più oniriche di altre. O più umane di altre. E con il film cosmopolita di Gomes lo spettatore può sognare in maniera potente se non si lascia spaventare dalla lunghezza o dalla sua forma inusitata. Perché questo film è un’utopia, in cui convivono stili vecchio e nuovo. L’apatia, l’arrendersi facilmente contribuisce a quell’assenza di salvifica tensione ideale, anche perché contribuisce a stemperare l’altra tensione, quella della paura, che le destre conservatrici sfruttano senza remore. Mentre quella che viene denominata sinistra progressista troppo spesso si arrende allo sfruttamento dell’apatia per promuovere regressione sociale in un circolo vizioso. Le mille una notte versione Miguel Gomes sembra dirci tra le righe proprio questo.

Una riflessione sul film di ieri sera, che, nel bene e nel male, ha sconvolto tutti.